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And The Chocolate Factory.

domenica, 11 maggio 2008 11:59 in [CineMaticO]
La Fabbrica di Cioccolato di Burton è una cosa a sé. Quasi un altro film, ma è inevitabile il confronto con l'originale. Fedele, quasi identico il centro della storia, mentre ben più favolato è l'inizio, anche un po' lento; e la fine è parecchio diversa. Strambo e ben particolare è poi il suo Wonka, che senza dubbio gioca sull'abile recitato ed il particolare trasformismo di Depp. Bei effetti speciali, e le sensazioni di estraniazione. Sgargianti i colori, grandiose alcune inquadrature e geniali certe alcune idee e stratagemmi. Decisamente meno spaventosi i suoi Hoompa Loompa, con canzoncine annesse. Io però, ho preferito l'originale, con un meno crudele ma più calamitante Gene Wilder e con gli effetti speciali a manovella, sensazionali per il periodo. Il pregio di Burton è sicuramente quello di aver saputo nuovamente costruire una favola, per grandi e per piccini, e di aver saputo aggiungere idee particolari, ad un film già originale e precursore dei tempi. Il futuro era già nel 1971, Burton non ha fatto altro che contestualizzarlo e renderlo meno fantascientifico, più concreto, già attuale, già presente.
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Un'Altra Valigia.

lunedì, 05 maggio 2008 20:33 in [Trip:To]
Quadrati verdi, trapezi gialli. Rettangoli rossi, sempre più diradati, sempre più spessi. La nostra nuova meta è una città serena, silenziosa. È una città delle caratteristiche di un paese. È verde, è rossa, è sobria. A volte sfocia nella costrizione.
Ho adorato l'Aprikosen: dal nome al luogo, dalla colazione a base di salmone e pane fatto in casa, alla coperta color dell'erba. Adoro quella città per la sua casuale accozzaglia ordinata di stili, di tendenze; ma non ho avuto belle esperienze con gli svedesi. Quel che è certo, è che sanno essere orginali e fortemente pragmatici; quel che c'è di buono è che sanno essere indifferenti, quel che c'è di male è che sanno essere anche scostanti, seriosi.
Non posso dimenticare le escursioni alla città vecchia, a piedi fin dall'altra parte del mondo, fin su per un costolone, alla Kroner. E non posso dimenticare il miglior espresso della città, le rane sul nostro cammino... una squisita teteria o un pub in un condominio. Non posso dimenticare gli Ica supermarket, i Dam, il tapis roulant per le scarpe, un ottimo ottimo pesce. E chiaramente il nostro host!

E domani si ripete: avendo appena avuto il tempo di disfare la valigia svedese, parto per Venezia, Isola di Servolo per lavoro. Goodbye fino a giovedì!

Strong inside but you don't know, those little girls they never show...
When you open out your mouth to speak,
could you be a little weak?

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Po Iotebori.

giovedì, 01 maggio 2008 10:10 in [Mad HaTTeR's LaNd]
Damon och Teina kommer att vare i Göteborg på torsdag stannar att i Sverige tills lördagen; kommer ikapp Rob!

Kommer tillbaka...
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Il Focolare.

mercoledì, 30 aprile 2008 00:06 in [Mad HaTTeR's LaNd]
È verde. È anche rosa. E ha i fiorellini...
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Un'Atroce Responsabilità.

giovedì, 24 aprile 2008 00:03 in [CineMaticO]
Ogni triade che si rispetti nasce, continua ed infine muore, volgendosi su se stessa. Ma questa probabilmente non è una triade, potrebbe benissimo essere una saga infinita. Denys Arcand realizza un episodio mediamente quasi ogni dieci anni. Il primo episodio, rappresenta il vigore, la vitalità dei pieni anni Ottanta. I vestiti, le Libertà, le acconciature, le prime vere Paure. "Il Declino dell'Impero Americano" è soltanto l'incipit, perciò esso rappresenta la gioia, la pienezza, la giovinezza, la Vita. L'assenza di timore, l'incoscienza, la leggerezza vivida nell'affrontare il mondo. Ma il Declino del popolo è vicino, perché vicine sono decadenza e disgregazione sociale.

Con Denys Arcand, ho conosciuto il Canada ed il Québec. Negli uffici governativi non si può fumare ad un raggio di un chilometro da essi, o si viene licenziati. In Québec, è il partito al potere a nominare direttamente i giudici. Le parole 'negro' e 'nano' sono state proibite e cancellate dai vocabolari, definite come non-parole. Dopo l'undici settembre, i soli sospettati di terrorismo possono rimanere in cella di isolamento anche per quattro anni, ufficialmente senza nemmeno sentirsi dare un perché. E la legge australiana ha ben di peggio. Se si ha bisogno di cure, non si può cambiare l'ospedale prescelto per esse, il Ministero lo vieta. Ma almeno, sembrerebbe, che ci sia libertà di espressione...
Io pensavo che il Canada, ed ancor più l'isola felice e francofona, fossero uno dei posti più civili, sereni, ed ordinati al mondo. Il Popolo cerca l'Ordine e la Fede. Non so se e quante di queste notizie siano vere, ma ascoltandole, ho pensato che stiamo bene, che sto bene; che l'Italia, pur allo stato attuale delle cose, è Libera; che a scriverlo quasi mi vien da ridere. E che l'Europa intera lo è: è l'ultimo baluardo della vera Vita, della vera Libertà.

Tutto comincia con una lunga camminata, che si ripete in tutti e tre gli episodi. Una lunga passeggiata attraverso il corridoio dell'università, attraverso un ospedale fatiscente, oltre stanze abbigliate, nella fantasia. Dal fulgore, al declino, ed infine verso la morte. Nel secondo episodio, uno dei primi protagonisti muore e stila un bilancio su quel che si è lasciato indietro. C'è la fine, c'è l'eutanasia, c'è il degrado: l'Invasione del Popolo Barbaro, che non pensa ma fa; che non ha tempo, che riceve perché gli è dovuto, che costruisce il suo Impero sull'inutilità e la mancanza di vero. Il preludio a "L'Età Barbarica", in cui il delirio, la follia, la materia prendono forma verso qualcosa di sterile e di indistinto. Ci si conosce a malapena e ci si tocca solo nei sogni; dove la Vita non è più Reale e si trasforma nelle fantasie di un giornaletto o di una mente stanca, nel raptus dell'uomo qualsiasi, o nel morphing della post-produzione. Ma con una speranza. Sai, non pensavo potesse succedermi un giorno, ma potrei anche ucciderti, non è così inimmaginabile. Il terzo episodio è diverso dal resto del ciclo: ed è proprio questo che lo rende e non lo rende parte di una possibile triade, e trasforma oltre ogni aspettativa, la triade stessa in una non triade.
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Piove.

martedì, 15 aprile 2008 21:13 in [Post-It]
Io preferisco credere che il cinquanta percento della popolazione sia così disperata da aver venduto il suo voto. Forse meglio che crederla stupida o ignorante.
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Vola Colomba.

mercoledì, 09 aprile 2008 20:40 in [Mad HaTTeR's LaNd]
Era la mattina di oggi quando me ne andavo al lavoro con i pantaloni svolazzanti. Svolazzanti perché la suddetta è ingrassata e loro si sono ritirati, avvinghiati alle sue caviglie. Ma non importa, io continuavo camminando con fare fiero, sicuro, bruciando la strada, fulminando i passanti, lasciando sulla mia scia, bossoli e cadaveri. In fondo non è dal grado di misura di trendiness che si vede una donna, ma dalle sue certezze! :D

E non so perché mi è venuta in mente la canzone di Nilla Pizzi, con tante 'O' e voce rauca.
Lascia fare, ché sono due giorni che ne ho in testa un paio delle Spice Girls...
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Prego.

lunedì, 07 aprile 2008 19:22 in [Mad HaTTeR's LaNd]
Prego Signore perché ho molto peccato... In pensieri e parole no, direi piuttosto in opere... Sabato ho dilapidato parte del mio stipendio in abbigliamento e non me ne pento, anzi, domenica ho continuato a peccare, assottigliando notevolmente il mio conto, che era già rimasto a circa lo stesso ammontare della spesa di sabato... E questo, con magliette rigorosamente Made in Bangladesh. Ma non continuerò su questo argomento, seppure nella lista dei miei peccati dovrei annoverare che sì, sono pure una schifosa imperialista egoista che non può fare a meno di due stracci di stoffa colorati, a volte bucati, che certo non le servono per tenersi calda.

E così oltre a peccare, persevero, nel peccato. Diabolico est! Peccato non diabolicizzi con l'essere umano, mi tornerebbe decisamente più utile. E così chi rompe paga ed i cocci sono suoi, dei buoi e dei Paesi suoi.

Credo di avere quella malattia, quella dei matti di shopping.
Siamo animali, la primavera ci influenza da matti...

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All over.

martedì, 01 aprile 2008 23:18 in [What a day]
E fu sera e fu mattina. Teina si svegliò, e pensò che incominciare ad agire più determinatamente e forzatamente sul suo futuro sarebbe stata cosa buona. Perciò, venerdì si equipaggiò con carta digitale e posta elettronica, sabato e domenica si armò di pennello antico e pesantissimo, per spargere due mani di isolante alle pareti della sua nuova casa; e l'ingrata, ha già trovato il modo di ripagarla: pianto bollette, per così dire, e tutte di tasse.
E fu sera e fu mattina, sulla vita di Teina. Quando il lunedì si sveglio coi crampi all'interno coscia per i movimenti del sabato ed uno gnocco duro di tensione sulla schiena. E fu mattina e fu sera di nuovo quando oggi decise di consolarsi in un bagno di compere, ordine e pulizie. E sarà di nuovo sera e poi di nuovo mattina per Teina e lo Scenario di Villa d'Este trepidante, in rumorosa attesa...
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Carne per Vermi.

giovedì, 20 marzo 2008 10:35 in [EL PiNtXO MoRuNo]
Perché è necessario lavorare per vivere, ma non voglio farlo.

Voglio assumermi le responsabilità con me stessa, per il gusto di fare bene il mio lavoro e per proteggere chi mi copre le spalle ed ha le sue scoperte per questo, ma non perché il Grande Fratello fa paura. Non m'importa che con uno sguardo sappia zittire, e che i suoi pareri non li mandi a dire; capisco che possa spaventare chi deve mantenere il posto, ma io diamine, non ho paura, non mi frega.

Scusa ma chi è lui, Dio? Il cui Giudizio Finale è irreversibile? È l'amico che adoriamo, presso il quale ci vergognamo? È chi ci ha messo al mondo, che non vogliamo deludere? È l'uomo amato, che non vogliamo perdere? Esseri umani di cui non aver paura comunque, situazioni non da temere, ma per le quali sicuramente vale maggiormente la pena sentire e soffrire.

Il Super Boss, decide al massimo del nostro benessere, non decide certo della nostra vita. Non parlo di toglierne il rispetto o di sminuirne l'importanza, ma non credo sia necessaria la riverenza. "Siamo carne per i vermi", diceva il professore Keating.

Non siamo tappeti e lui non è lo scettro che ci blocca il volo. E comunque, anche sopra di lui c'è di certo qualcuno - e può aiutare immaginarlo in mutande...
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Queue.

giovedì, 13 marzo 2008 21:07 in [Post-It]
Questa volta ho avuto proprio queue. O chiul o cool.
Certo, speravo che prima o poi l'abbondanza fisica condizionasse in un qualche modo anche quella metaforica. Me ne bastava giusto uno spicchio!
È questione di assonanza; non temete, non ho una coda, una fila. O un po' di chiu, o cool, o cul. Il mio contratto è stato rinnovato ad altri tre mesi, e per settembre è prevista l'assunzione. Ma non è una promessa, bensì una parola già scritta sulla pietra e controfirmata da Sua Eccellenza l'Administratur Delegué. Ho ricevuto complimenti da più parti e mi verrà anche data un'implementazione delle mansioni, nonché del carico di lavoro, ma s'intende come ovvio. Non passerò alla sezione Eventi come ventilavano da lissù e come speravo io nel mio piccolo, ma poco male: neanche io ero convinta di volerci passare. Continuerò comunque a dare la mia disponibilità spot, il che significherà imparare, fare esperienza e curriculum. Nel frattempo, mi dedicherò alla continua e strenua ricerca di altri terreni in cui stanziarmi. L'assunzione potrà darmi maggior potere decisionale per le future occasioni, ma devo essere sincera, non so se resisterò qui tanto a lungo, salvo necessità.
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Breakfast at Loren's.

lunedì, 10 marzo 2008 22:18 in [Trip:To]
Allora, in Portogallo abbiamo capito che ci vendono cacca.
In Belgio invece se bestemmi sui treni suona l'allarme.
Ma non è così banale come sembra...

Tali e tanti palazzi ricoperti di liberty e oro. E poi verde e vento, riso e omelette. Gaufres con montagne di panna e pane casereccio con noci. Una dolce e spassosa irish host ci accoglie nel nostro personalissimo appuntamento al bed and breakfast con Ralph Loren; e Marilyn e Frank e James. Uno squisitissimo mercatino delle pulci ci accoglie con perle viola e targhe e vacche. Poi ci attende Bruges, con i suoi canali stretti e dolci. Domenica giriamo Bruxelles in un attimo: l'imponente e stravagante, incredibile Atomium, la Commissione, emozionante, il Manneken Pis.
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Brussela.

giovedì, 06 marzo 2008 22:02 in [a Fiordipelle...]
La Teina se ne va a Bruxelles . Tornerà domenica.
Non vi penserò , perciò fate i bravi!
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Post-It.

martedì, 04 marzo 2008 18:06 in [Post-It]
Non sono belle giornate. Non per molto. Il clima non regge, come il mio umore, elettrico, scostante. Non ho niente da condividere perché non m'interessa parlare di nulla, perché non m'interessa condividere, perché in linea di massima non m'interessa conoscere chi ho di fronte, sicuramente non inquisendolo. In maniera piuttosto evidente, il più ed il meno non sono parte di me, a meno che non suscitino un interessante e costruttivo dibattito e non un accoltellamento fratricida o una vendita delle proprie opinioni al prezzo della persuasione. Sono cazzosa ed esigente. Preferisco il nulla, il silenzio, il vuoto cosmico, al sopra citato.
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Un concentrato.

lunedì, 03 marzo 2008 23:12 in [a Fiordipelle...]
Potrei stare ore interminabili senza parlare, per me non è un problema. Alle volte parlare mi fa male, nel senso proprio che mi dà fastidio. Spesso e volentieri dovrei sforzarmi di più, anche di sorridere quando non mi va. Ma poi mi fanno male le mandibole e le mascelle per l'eccessivo sorridere e parlare controvoglia. Mi chiedo allora se sia giusto questo, se sia sano: perché se qualcosa che è obiettivamente piacevole, attraverso uno sforzo può diventare spiacevole, allora non ha ragion di esser forzata, perché non può che provocare conseguenze spiacevoli, e a meno di non essere fondamentalmente masochisti, vado ricercando il piacere (o quantomeno l'assenza di dispiacere). Quindi, anche chiedere perché dovresti o perché potresti, ma senza curiosità o al contrario perché pensi che la suddetta persona non si meriti nemmeno una cosa così semplice e volatile, è comunque uno sforzo. Il piacevole e lo spiacevole, come il bello ed il brutto, sicuramente investono sentimenti ed elementi elegati a canoni o categorie, ma possono prendere sembianze diverse a seconda della persona che sta sperimentando il sentimento o l'oggetto, dal suo vissuto, dai suoi valori. Ed ora sono qui, con il collo contratto, le spalle scricchiolanti, gli occhi gonfi e doloranti e la testa stordita, un po' ubriaca. Me ne sto seduta storta, con il labbro contratto che mi irrigidisce molari e lingua, storta per il cervello, e stretta per le gambe; tra un poco vado a letto.

Però, quel pomodoro in succo con tabasco me piace proprio; ma che nome altisonante bloody mary, lo rende più importante di quello che é...
Oggi continuo a sbagliare la data e ho le dita che sanno di fragola.
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End of.

venerdì, 29 febbraio 2008 12:44 in [Post-It]
Oggi è venerdì, è una mattinata strana ma serena, e sta già quasi finendo...
Ed è venerdì, ed io non me lo faccio rovinare. Intesi?
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Così è, se vi pare...

giovedì, 28 febbraio 2008 18:52 in [MeLaMoRde]
Sono passati secoli da quando furono acquisiti certi diritti, ma i modus operandi nei lavori sono ancora gli stessi. Ora puoi prendere quante ferie e quanti permessi vuoi, ma sarai sempre e comunque solo una pedina utile e mai indispensabile. Ti verranno sempre e comunque date istruzioni per riempire l'altrui pancia, per portare gli altrui pesi, come se tu fossi il mulo.
Mai avrei creduto di dare ragione alla mia collega, eppure a tratti la penso come lei. Vorrei liberarmi dei segreti che ho, del pizzico dei vestiti, oggi mi dà pure fastidio il calzino lungo, Dio solo sa perché l'ho messo, con dodici gradi di fuori. Io lo so, finirò casalinga o in proprio; più probabile la prima, dato che è più facile; eppure io sento che potrei fare grandi cose con la mia testa.. ma tra vent'anni. Io non sono una Montalcini, ahimé, però sono animata dalla passione che ho studiato, anche se non porta l'effigie Bocconi-110-e-lode. Lottare, tzé, non ho più nemmeno voglia di cucinare. Anche mangiare mi pesa. La polvere mi fissa dagli angoli, io sto ferma a ricambiare il suo sguardo. Stare ferma mi dilania e muovermi mi pesa. Mi pesa anche il mio corpo, quello che mi metto addosso per nasconderlo. Mi sono sempre mossa goffamente, anche sentimentalmente. Poi finisci a parlare con chi non dovresti... Ma non è il giudizio che m'interessa, il pettegolezzo, la voce messa in giro, la calunnia. Ma chissene frega. A me basta ciò che so, io mi nutro di cose grosse, le piccole le lascio alle altrui fauci. E ci sono certe cose di me che adoro ma so che non verrebbero mai capite. E allora il punto non è fidarsi, non lo è proprio; il punto è rischiare ogni volta di venire vista come fanno tutti da quando sei nata, e di conseguenza di venire trattata, proprio come non vorresti, proprio come più ti biasimeresti; e non poterti liberare da quell'aria di pregiudizio che ha il tuo faccino, perché tu non puoi essere imprevedibile, gli altri non vogliono che non ti si conosca. Invece a me piace non conoscerti. Ci sono ancora tanti buchi vuoti di te, che devo riempire come un puzzle. È bello, normale e giusto. Soprattutto che io non conosca chi sei per te e con gli altri. Ma oggi mi dà fastidio tutto, anche l'occhiale rigato, che più lo pulisci più è peggio, anche il semaforo, che per te non dura mai il necessario, la vita che fuori dal lavoro è inesistente, il vuoto che dividi solo con una persona; anche la doccia, lo straniero, il buio, lo specchio. Sai che ti manca tutto nonostante tu abbia. Vuoi e cerchi e non sai perché non trovi.

Teina
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Wicked Voyage.

mercoledì, 27 febbraio 2008 19:00 in [a Fiordipelle...]
E poi, quando esco da mio mondo fatto di telefonate, dopo un viaggio nelle lingue e nei paesi senza spostarmi dalla sedia, quando esco da quelle mura, sono una turista in terra straniera ma nella sua città.
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Letters from a better place.

lunedì, 25 febbraio 2008 17:20 in [Post-It]
Dalla nuova postazione si vede il corridoio, e soprattutto l'intera sezione, così posso spiare se la capa e la subcapa mi stanno controllando... 

Di fatto, non mi sente nessuno, e lo stesso nessuno non mi vede il piccì, in pratica nessuno mi caga...
Ed ho anche una scrivania migliore, e meglio equipaggiata!
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Cioccolatini.

giovedì, 21 febbraio 2008 22:55 in [Mad HaTTeR's LaNd]
La vita è come una scatola di cioccolatini, disse Forrest,
non sai mai quello che ti capita. E non tutti i cioccolatini sono buoni, aggiungo io, ma era già chiaro, nonostante siano cioccolatini.

E da domani verrò spostata dalla mia postazione, me ne starò distante da occhi ed orecchie indiscrete; pure il mio piccì sarà protetto, potrò insomma fare un po' il cazzo che mi pare. Meraviglioso. Solo per un mese, purtroppo ahimé, perché programmano già di spostarci tutte in altro loco: slittarci in avanti, infognate, al posto delle attuali colleghe. Forse stiamo sul cazzo a chi ci sta adesso.
E poi il nuovo regolamento, che quasi a farmi assumere, io, non ci guadagno un ficaccio secco. E poi gli esseri umani, che con le loro maschere di carta, cera e bronzo, sanno essere un vero campionario di drammi, danni e problemi. Ognuno ha il suo segreto, e c'è chi ne ha peggio di altri e perciò deve fare la faccia di merda. Io mi sono un po' stancata di stare dietro ai bambini, speravo di poter vivere con gli adulti; perciò ignoro e fingo di condividere. E poi ogni tanto si sorride, e si cambia orario, e si cambia anche lavoro, anche se sarebbe già tempo di volare verso un altro nido, ché la primavera è iniziata, e la luna stasera era una voluminosa massa grossa, gialla e bassa.

E oggi, in due ore e mezza, mi sono fatta la doccia con lo shampoo, o messo a fare la lavatrice, steso la lavatrice; cucinato, mangiato, lavato i piatti, cambiato letto e biancheria.
Ah, se il nervoso fosse sempre merda da mettere in un termovalorizzatore da far diventare un vulcano di energia...
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